Fino all’8 luglio il Palazzo delle Esposizioni di Roma è sede della rassegna espositiva “Arturo Ghergo. Fotografie 1930-1959”. La mostra presenta oltre 250 scatti del fotografo che più di ogni altro in Italia riuscì ad immortalare la bellezza e l’eleganza dell’alta società degli anni ’30, ’40 e ’50.
«Difficile essere fotografati dopo Ghergo, difficile vedere un’altra Alida Valli, o Sylva Koscina o Sophia Loren. Ghergo nel suo studio severo le trasfigura nella luce che definisce i piani dei volti (…). Ghergo definisce con essa (la luce, ndr) un vero e proprio processo di beatificazione, in un ideale paradisiaco». Queste le parole pronunciate da Vittorio Sgarbi per definire sia il talento che la ricerca fotografica – fotogenia – proprie di Arturo Ghergo (1901-1959), colui che – dagli anni ’30 ai ’50 – fu il rivoluzionario della cultura visiva nazionale, l’iniziatore e il principale esponente della via italiana alla glamour photography e al foto ritocco manuale. Modalità estetiche fino ad allora inedite nel nostro Paese.
Alta società
Ghergo è stato un pioniere della fotografia di moda in Italia. Le sue “modelle” sono state la principessa Marella Agnelli Caracciolo, la contessa Consuelo Crespi definita all’epoca “la donna più bella del mondo” per il suo corpo perfetto e sinuoso, Mary Colonna e Josè del Drago. Indossarono come testimonial le creazioni esclusive delle case di Alta Moda dell’epoca tra cui le Sorelle Fontana, Gattinoni (l’atelier servì clienti illustri come Evita Perón, Ingrid Bergman e Audrey Hepburn), Carosa e Galitzine, nata dalla volontà della principessa russa Irene Galitzine.
La sua fama era notevole, la sua firma, presente nelle didascalie delle immagini pubblicate sui periodici d’informazione cinematografica con la formula la tal attrice “fotografata da Ghergo”, o “in una foto di Ghergo”, oltre a essere rivendicazione di paternità era soprattutto marchio riconosciuto e desiderato.
Da Cinecittà al Quirinale
Divi del cinema, personaggi di spicco della borghesia, discendenti di nobili casate, in posa davanti al suo obiettivo, cercavano nel famoso “tocco Ghergo” quella sofisticata classicità che permetteva loro non solo di raggiungere una bellezza estetica perfetta, ma anche di riaffermare, grazie all’arte fotografica, un primato sociale che la nuova fase storica rischiava di mettere in crisi
Ghergo fotografò quasi tutte le celebrità del tempo, dalla “fidanzatina d’Italia” Assia Noris a Massimo Girotti, fino a riprendere la bellezza incantevole e algida di Alida Valli. E ancora Sophia Loren, Ingrid Bergman, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano. E poi i politici, da Galeazzo Ciano a De Gasperi e altre grandi personalità come papa Pio XII o il presidente Einaudi.
Con oltre 250 fotografie e otto dipinti, che mostrano quanto Ghergo fu influenzato dal cubismo picassiano e dall’esperienza futurista e cinematografica, la mostra restituisce non solo il percorso di un grande artista ma anche il gusto di un mondo e dei suoi protagonisti che vissero in un’epoca di radicali trasformazioni, come fu quella tra il fascismo e la Dolce Vita.
Clara Maiorano




















