Intervista a Nicola Batavia, il cuoco che cucina per gli atleti

Lo chef delle Olimpiadi

foto ufficio stampa

Uno chef al passo coi tempi Nicola Batavia, che aggiorna i suoi “followers” attraverso il blog che scrive direttamente da Londra. È nella capitale britannica per le olimpiadi, è lo chef degli atleti ed è pronto a creare delle ricette ad hoc per ogni sportivo. Prima di partire per la Gran Bretagna era a Torino, dietro i fornelli della cucina del Birichin. L’abbiamo raggiunto via mail e gli abbiamo chiesto di raccontarci se sente tensione da prestazione…

Si rinnova il suo impegno alle Olimpiadi (già chef nel 2006 a Torino e nel 2008 a Pechino): che cucina offrirà agli sportivi?
«Si, è un grande onore essere riconfermato. Per ben ventisette olimpiadi hanno sempre cambiato catering e stile di cucina. Questa ennesima riconferma per me rappresenta la vittoria del made in Italy».

Cosa vuol dire essere il “cuoco olimpico”?
«Vuol dire che darò da mangiare ai migliori atleti del mondo».

Qual è l’accostamento vincente?
«Gusto, pura italianità e tradizione, con grande rispetto della materia prima».

Quale invece la difficoltà maggiore nel ricoprire questo ruolo?
«Trasformare un buona ricetta per cosi tanti atleti e vip non è facile. Cucinare per atleti che sono già stati scelti dalle proprie nazioni a partecipare alle Olimpiadi, è una grande responsabilità. Devono vincere e devono bruciare quello che mangiano. Quindi potete già immaginare che fatica. Ma è molto stimolante».

Possiamo dire che in cucina vince il Made in Italy?
«Bisognerebbe urlarlo. Ma soprattutto agli italiani. Una nota positiva fa bene allo spirito e aiuta a tirare fuori quello che siamo capaci di fare».

Chi mettiamo sul podio insieme alla gastronomia italiana?
«Sinceramente vorrei più medaglie possibili per gli italiani».

Dove la troviamo una volta terminato l’impegno alle Olimpiadi?
«Se dico al mare penserete alle vacanze, invece sarò si al mare, a Bergeggi per la precisione, ma alla Kava, l’altro mio ristorante. In verità mia madre e mia sorella mi vizieranno un pochino. ll Birichin di Torino invece, dove studio tutte le strategie annuali, è momentaneamente chiuso per ristrutturazione. Giusto perché non avevo niente da fare!».

Silvia Rossi


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